Carcass -
Heartwork
(1993) |
Londra chiama,o meglio come a londra in tutte le città app artenenti alla cultura civile il disprezzo le ingiustizie sono il pane quotidiano,e poi se ti chiami carcass non hai bisogno certo di presentazioni “ d’intenti”,ora immaginatevi una band che viene da tre dischi in costante crescita l’uno dall’altro che si è fatta un nome a suon di primitivo e gore grind composto da liriche a base di squartamenti e vivisezioni,ormai già calata nella sua storicità d’insieme che deve affrontare solo se stessa guardare indietro per vedere la strada lastricata di corpi in putrefazione. Bene,la bufala o la riedizione in chiave storica era dietro l’angolo anche perchè un altro disco grind alla loro maniera non sarebbe dispiaciuto a nessuno,ma la dote che invece emerge da questo monumento è l’intelligenza. 1993 esce il disco che darà la matrice da seguire per le future generazioni un calco maledetto su cui molte formazioni di futuri metal grinder coleranno la propria rabbia distorta ed incandescente,dotato di una colonna vertebrale da fuoriserie Heartwork è uno dei pochi dischi annoverabili sotto l’effige death metal che rende del godimento musicale autentico l’arma principale ancor prima di urgenza e spietatezza. Dieci pezzi per cambiare rotta o per ridefinire un estetica che dalle barbarie sconfinate d’odio e puzza di cadavere stantio muta in un metal aspro sanguigno e deliziosamente baciato dalla melodia. La lezione impartita questa volta è di quelle che non si dimenticano, una delizia spietata un fiore velenoso che si spoglia su se stesso lasciando libero sfogo ad ogni sorta di veleno allucinogeno, sua abituale arma di seduzione. Se volete ascoltare metal e allo stesso tempo raggiungere un orgasmo questo fa per voi, se non mi credete telefonate pure a tutte le band death fiorite negli anni novanta ma anche a quelle che mantengono viva la scena death melodic dei giorni nostri, vi diranno che sono ancora in estasi. |
Total Tracks: 11 VOTO: 9 Se ti piace questo cd, ti consiglio anche: Napalm Death, Slayer. (Recensione a cura di Alessandro Rossi / Frastuono Atroce) |