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INTERVISTA ALLE COSE PERSE ! |
Aprile 2006 Intervista a Flavio & Andrea del gruppo di Roma “Cose Perse” , 2 simpatiche persone che hanno risposto in modo eloquente a tutto…In più stanno regalando il loro nuovo E.P. CD , altro ed ancora verrà detto in queste molte righe . Vorrei cogliere l'occasione X Ringraziare personalmente Flavio a livello personale .
ChrisPlakkaggioHC> Come sempre iniziamo un po' con la storia della band…Andrea> La band è nata parecchi anni fa, non sotto il nome Cose Perse ma sotto innumerevoli altri nomi. Suonare ci piaceva molto e avevamo la fortuna di dividere questa passione con gran parte dei nostri amichetti quindi ogni giorno si creava un gruppo diverso. Fino al dì in cui abbiamo conosciuto Flavio e abbiamo deciso di fare le cose diversamente, con più passione, con più grinta. Si sono formati così i Remets, quartetto "ovviamente" dedito ad un punk rock di matrice ramonesiana. Un po' di scazzi e il gioco finisce. Ci rincontriamo qualche anno dopo e nel 2001 nascono le Cose Perse con l'intenzione di fare qualcosa di diverso, che ci piacesse veramente e che ci rappresentasse almeno un po'. Flavio> aggiungerei che veniamo tutti e tre da Santa Lucia, in provincia di Roma, dove abbiamo condiviso la nostra adolescenza. Riporto questo fatto per almeno tre motivi. Il primo è che Santa Fé, nonostante sia un paesino, ha avuto una forte tradizione punk rock, da cui alla fine sono emersi i Taxi, a parer nostro – e non solo, pare – una delle migliori punk rock band italiane: quando eravamo adolescenti, nel tempo di gruppi e comitive descritti da Andrea , c'era la nostra compagnia di ragazzi e ragazze coi pantaloni strappati e le giacchette di pelle che si faceva notare in tutto il paese e nel vicinato; è stato un modo di viversi l'adolescenza che ci ha formato parecchio, per tutti e tre il primo approccio al punk e soprattutto ad un punk molto vicino al d.i.y., anche se concetti come “autoproduzione” non uscivano certo fuori al tempo; era tutto molto più spensierato e caotico, o almeno così l'ho vissuta io. Il secondo motivo, in parte collegato al primo, è che il clima di Santa Fé ha dato modo a tutti e tre di provare in svariate band, sia da soli che con altri membri del gruppo. In definitiva, completando quel che ha detto Andrea , suoniamo punk rock da quando abbiamo 12-15 anni. Il terzo motivo anche è collegato al precedente. Le Cose Perse, come detto, sono nate circa cinque anni fa, dopo varie esperienze con altri gruppi. Quando ci siamo formati abbiamo deciso che saremmo stati solo noi tre: eravamo le costanti di tutti i gruppi precedentemente finiti a male e pensavamo che da soli, senza altra gente, avremmo retto di più. Attualmente siamo durati più di qualunque altra nostra esperienza, quindi mi sa proprio che avevamo ragione…
Flavio> effettivamente è stato un parto un po' lungo… Doveva uscire a luglio dello scorso anno, ma di fatto in quel periodo avevamo iniziato a provare Voi da poco più di un mese. E in più doveva contenere 6 canzoni, ma in due anni più di 4 non sono venute fuori (ma meglio così: non ci siamo obbligati a cacciare schifezze solo per riempire un disco, regola non scritta che molta gente oggi sembra scordare). Rispetto a “ Introspezione ” ha una registrazione e un missaggio più consapevoli e più curati. Ci ha seguito Alessio di Alle Kozze Records, ormai carissimo amico che segue, suona e spinge questa roba da una quindicina d'anni abbondanti. Ci siamo trovati bene e tutte le eventuali “bruttezze” che troverete sono solo imputabili ai sottoscritti e alla fretta di far uscire il disco (svariati ritardi ci hanno portato a ridosso del concerto di presentazione col rischio di non avere nulla da presentare). In tutti questi anni abbiamo avuto modo di conoscere diverse etichette disposte per le coproduzioni, ma non puoi chiedere ad un'etichetta d.i.y. di coprodurre un disco che non si può vendere. Così, adesso che abbiamo le copie le stiamo spedendo ad un po' di amici che si occuperanno di farle girare in maniera capillare. Ad oggi (10 marzo 2006) le trovate presso i Duff (Calabria), Donna Bavosa rec. (Emilia Romagna), Sons Of Vesta rec. (Toscana), Radio Riot (Lazio), Psycho Babi rec. (Piemonte), KDV rec. (Lombardia), gli Affranti (Liguria), i Rodeo Clown (Sardegna), Caj rec (Friuli) e presto anche presso la Choices Of Your Own rec (Puglia). In ogni caso potete scaricarlo interamente (CD e artwork) dal sito www.coseperse.it , sia in formato mp3 sia nei formati .bin e .cue da masterizzare, che hanno la qualità del CD. E' gratuito, sotto licenza Creative Commons, e la sorella di Mauretto spacca.
Andrea> per rispondere alla nuova industria discografica, che manipola gli artisti e impone modelli a cui fare riferimento per essere parte del "mercato". Perché il punk secondo noi nasce prima come espressione e non dovrebbe essere mezzo su cui fare lucro. Altra motivazione è che secondo noi l'arte (quindi anche la musica) dovrebbe essere un bene comune e non appartenere solo a un'elite. Flavio> mi arrivano continuamente e-mail da parte di gruppi ed etichette che pubblicizzano le loro news: è interessante vedere che molte band attuali facciano delle foto in posa alla Blue, mandino i propri video su MTv, aspirino a vivere con la propria musica e a diventare famosi – o quantomeno noti –, scrivano testi in inglese privi di contenuti e canzoni copiate ai gruppi trend del momento. Tutto questo perché? Non ci credo che quella roba è punk, perché non è punk. Punk per noi è espressione, è comunicazione, è proporre delle alternative, è poter dire e fare senza rientrare nelle logiche del profitto, del mercato, della pubblicità selvaggia, della commerciabilità di un prodotto. Ecco, è questo che sono loro: dei prodotti, non di certo punk. Magari non vogliono neanche esserlo, ma per molti di loro la radice da cui sono nati è indubbiamente la stessa, e l'hanno sporcata. Credo che ognuno abbia il diritto di fare le sue scelte e rispetto le loro: non mi piacciono, non le condivido, le critico, ma le rispetto. E da questa critica nasce un EP gratuito, un modo per ricordare che punk è espressione sopra il lucro, è un'alternativa al mainstream, è organizzare situazioni valide da persona a persona. Non è una competizione, non c'è bisogno di fare il conto dei concerti fatti o dei dischi venduti, va tutto oltre questo… e ci tenevamo a dirlo. Certo, se a dirlo ci sono i Kina o i Negazione il sapore è ben diverso che se a dirlo ci sono le Cose Perse, ma proprio in quanto siamo sullo stesso piano vale la pena dirlo, chiunque tu sia.
Andrea> entrambe le cose direi. La scena indipendente italiana non gode di buona salute, quindi la scelta dell'auto o co-produzione è qualcosa che ti aiuta molto e inoltre penso che sia qualcosa di molto importante nel punk, che sia parte di esso. Flavio> forse l'autoproduzione nel punk italiano (ma non solo) è stata più che altro una necessità. Fino a qualche anno fa la maggior parte delle band non poteva contare su etichette in grado di sostenere le spese di produzione o registrazione senza rimetterci notevolmente. C'era qualcuno, ma poca roba per poca gente. Per questo motivo si è fatta propria l'attitudine del d.i.y. alla Crass e i dischi sono stati autoprodotti. Successivamente, l'autoproduzione prima e le coproduzioni poi (a partire, se non sbaglio, dagli anni '90), sono diventate delle vere scelte ideologiche. Sono un modo per dimostrare che chiunque può esprimere ciò che ha dentro, qualunque cosa essa sia, e hanno a loro volta dimostrato che c'è gente interessata a questa espressione, anche se non è il gusto del momento, anche se non ci sono foto in pose plastiche a corredare l'uscita del disco, anche senza costi di concerti e CD ben oltre le spese di produzione… mio dio, ora è tutto il contrario per molti gruppi. Per carità, che facciano quel che vogliono, ma per me il punk resta un'alternativa, e non sono certo loro.
Flavio> questa? Le Cose Perse? Le Cose Perse sono nate un po' per caso credo, ma tutti e tre volevamo suonare qualcosa che ci piacesse, che ci esprimesse al meglio. In una delle prime prove ci siamo detti: “Ok, facciamo tutto quello che ci piace e non facciamo tutto quello che non ci piace”. Nessun genere particolare, nessuna etichetta specifica. Certo è sempre punk, poi una linea conduttrice la si ritrova anche facilmente, ma non c'è stato alcun limite. Da ragazzino, invece, volevo diventare ricco e famoso come i Ramones. Ma avevo 16 anni. Andrea> io me lo sto ancora chiedendo il perché... ma sicuramente c'è l'amore per la musica e la possibilità di raccontarci e di dire la nostra.
ChrisPlakkaggioHC> Quali sono le difficoltà che incontra una band emergente nel trovare spazi per suonare o semplicemente per farsi recensire su delle webzine o fanze ? Flavio> non abbiamo mai avuto problemi a farci recensire dalle webzine: abbiamo mandato una mail per chiedere se c'era interesse, ci hanno risposto, e abbiamo spedito il CD. Il problema forse sta nel fatto che molte webzine risultano piuttosto banali. Prima ne giravo un po', ora invece mi sono stancato: quasi tutte le webzine italiane che trattano il punk dicono le stesse cose, la maggior parte le dicono pure nello stesso modo, e la quasi totalità scrive in maniera pessima. Non ho problemi a dirlo, la reputo una cosa vera e se qualcuno si sente offeso probabilmente non ha grande considerazione del proprio lavoro o, semplicemente, mi dà ragione. Ho letto recensioni positive e negative – ai nostri dischi anche, ma parlo in via generale – che mi davano la netta impressione che l'autore non avesse ascoltato il disco più di due volte e di sfuggita. Qualcuno può permetterselo, come Aob di Munnezza magari: lui sì che è capace di scrivere belle recensioni; non mi ha quasi mai deluso un suo commento. La maggior parte però dovrebbe innanzitutto fare pace con la grammatica e poi cominciare a leggere mooolte più recensioni e ad ascoltare mooolto più attentamente i dischi. Anche le interviste: non riesco a credere che così tanti scrivano ancora le solite quattro domande inutili in cui si chiedono argomenti da F.A.Q., è terribile. Per gli spazi in cui suonare posso dirti che, oggi, mi sembra sia un po' più facile suonare nei locali perché c'è più apertura, mentre di converso ho avuto l'esperienza inversa nei confronti di alcuni csoa: ho l'idea – squisitamente personale – che tutto questo proliferare di gruppi che parlano di niente gli abbia fatto un po' alzare la guardia. Questo fa sì che anche qualche gruppo al di fuori da quelle cerchia ci rimetta, o almeno questa è l'impressione che ho avuto io da qualche esperienza. I csoa rimangono comunque una delle migliori alternative in cui sviluppare certa musica. Poi si sa, tanto lì quanto nei locali ci sono persone dietro, il che conta più degli ideali.
Flavio> sì, a metà del 2000 ho fondato con H-Bes una webradio/webzine, Radio Riot. Attualmente stiamo lavorando per ripristinarla dopo mesi di lavoro. Aspettiamo fiduciosi… Ho fatto qualche recensione e qualche intervista per altre fanzine e forse anche webzine, non ricordo. Mi viene in mente solo Birighiri, una fanza romana di qualche anno fa, ma sono sicuro che ce ne sia qualcun'altra…o più probabilmente sono rincoglionito e ricordo male. Andrea> io sto pensando di mettere su un sito sulla sorella di Mauretto ma forse ha i diritti d'autore...fottuta SIAE!
Flavio> uhm, non è proprio esatto. Le Cose Perse hanno una distro personale, nata dallo scambio dei nostri dischi (quasi esclusivamente “ Introspezione ”) con quelli di altri gruppi o di altre distro. Non ha un nome ed è reperibile durante i nostri concerti e sul sito www.coseperse.it , sezione Merch. Oltre a questa c'è la distro di Radio Riot, con cui ci occupiamo anche di coproduzioni e che personalmente mi dà molte soddisfazioni. Anch'essa la trovate ai concerti delle Cose Perse (e non solo a quelli) nonché su www.radioriot.org , quando sarà di nuovo online. Per parlarne…beh, non saprei cos'altro dirti. Una distro, soprattutto quando ti occupi di coproduzioni, è una bella soddisfazione. Dai un contributo alle scene punk italiane (e non), aiuti un gruppo del Nord ad essere conosciuto al Sud e viceversa, permetti una distribuzione più capillare dei dischi autoprodotti, conosci un enorme quantità di gente e ti tieni aggiornato su ciò che attualmente esce in Italia (ma anche nel mondo: allargarsi non è difficile). Tutti possono iniziare ed io consiglio di farlo: prendete 50 euro, dite al gruppo che vi piace che vi interesserebbe partecipare alla coproduzione del loro prossimo disco (certo, sempre che siano interessati alle coproduzioni), mandategli i soldi (con cui loro pagheranno le spese di stampa – intorno ai 2 euro a copia ormai, anche meno – e che voi rivenderete al prezzo di vendita deciso dal gruppo), aspettate di ricevere i dischi (così, se per esempio avete messo 50 euro e il disco costa 2 euro a copia, vi arriveranno 25 copie, che rivenderete a, chessò, 5, 6 o 7 euro), vendetene un po' e un altro po' scambiateli con dischi di altre distro, aspettando di rifarvi i soldi da investire in una nuova coproduzione. E' una cosa, lo ripeto per la terza volta, che dà molte soddisfazioni. All'inizio è probabile che si perdano diversi soldini, ma col tempo e lo sbattimento si riesce a non andarci più sotto: con RR, dopo due anni di distro – cioè da giugno 2001, quando è uscita la nostra prima coproduzione, al novembre 2003 –, abbiamo iniziato a pagare tutte le spese del sito e della radio, nonché le nuove coproduzioni, quasi esclusivamente grazie ai proventi della distro.
Andrea> fortunatamente non ci è mai capitato, forse perché siamo molto legati alla scena indipendente. L'atteggiamento di questa gente non si commenta. Essere presi in giro fa male, soprattutto per chi crede in quello che fa. Flavio>come ha detto Andrea non ci è mai capitato, ma ho visto e sentito diverse storie simili. Al riguardo cosa si può pensare? La storia è sempre quella: tra la gente c'è sempre qualcuno che vuole fare il furbo, la volpe o la iena, approfittandosi degli altri. Le scene punk sono fatte da gente, quindi il discorso vale anche lì. Bisogna stare attenti, sbattersi per vedere diverse situazioni: nessuno ti regala niente tranne gli amici. Pensare che “Grande, dobbiamo pagare 2000 € e poi diventeremo famosi e gireremo il mondo!” è da ingenui se non proprio da stupidi. Il vantaggio dell'autoproduzione (in senso lato) è che fai tutto da te, hai il controllo di tutto. Ti sbatti il doppio ma puoi sempre contare su chi ti supporta. A alla fine hai un controllo maggiore sulla situazione e i risultati sono più vicini a ciò che avevi progettato.
Andrea> espressione, attitudine e in qualche modo anche stile. Flavio> tutto quello che ho scritto finora riguarda il mio modo di vedere il punk. Di certo non sono solo delle chitarre distorte, voci urlatine e tempi sostenuti. Non oggi almeno…
Andrea> la sapiente mente del nostro guru Flavio che ci indica di tanto in tanto la via, e molti amici da tutta Italia che sostengono la scena indipendente e aiutano anche noi. Li salutiamo e ringraziamo di cuore. Flavio> eheheh sì beh, anche qui preferiamo fare da noi e con i contatti costruiti nel tempo. Il fatto è che suonare, come spero si sia capito, non lo consideriamo un lavoro: non è un lavoro e non vuole esserlo, personalmente preferisco vivere con altro. Quindi dobbiamo concertare le date con esigenze lavorative e universitarie, nonché con il resto della nostra vita: anche a volerlo sarebbe arduo affidare a qualcuno la gestione dei nostri concerti. Senza considerare che le agenzie di booking vogliono un ritorno economico: questo vuol dire promuoversi molto (se ai tuoi concerti non viene nessuno l'incasso non basta) e, spesso, mettere un ingresso piuttosto alto, cose fuori del nostro interesse. A dire il vero una proposta l'abbiamo avuta, dalla No Reason Booking, ma la faccenda era diversa. Lì conosco Eugenio, il quale si era proposto per organizzarci i concerti. Gli ho spiegato la situazione, gli ho detto che ovunque avessimo suonato avremmo voluto prezzi bassi anche a costo di rimetterci e che non potevamo assolutamente assicurargli un qualsivoglia numero di concerti (del tipo anche uno all'anno). E' stato disponibilissimo ed ha accettato: da parte mia l'ho visto più come un amico che organizza i concerti. Poi ci sono stati dei problemi personali e non abbiamo più continuato la cosa, ma chissà in futuro….
Flavio> uhm, autoproduzione è un concetto piuttosto ampio, non so bene cosa intendi per “percorsi da fare”. Sicuramente ci deve essere molto sbattimento dietro e il consiglio è di avere un minimo di collaborazione da parte di tutti i membri del gruppo. Per il resto posso darti qualche parere in base alle mie esperienze… Per la stampa di “ Tre ” ho cercato, tramite internet e attraverso miei contatti, circa una decina di agenzie, fino a trovare la più economicamente conveniente. Alla fine un amico me ne ha consigliata una ancora migliore (la CD&M, che consiglio a chi stesse per produrre un disco: buoni prezzi e buona stampa, ma con duplicazione, no glassmaster). La grafica l'ha fatta un nostro amico che lavora nel campo, ma “ Introspezione ”, ad esempio, l'ho fatta tutta io con Photoshop e non mi sembra una schifezza: per dire che con poco si può fare un buon lavoro. Per cercare coproduttori si può usare internet o cercare i loro contatti su altri CD. Gli mandi una mail spiegandogli cosa suoni, cosa hai intenzione di fare e chiedendogli se sono interessati a partecipare. La maggior parte dirà di no (soprattutto perché i soldi son quelli che sono e non tutti possono permettersi più di qualche coproduzione l'anno), ma se ne contatti un buon numero ne troverai sicuramente qualcuno disponibile. All'inizio è sempre difficile, ma non bisogna buttarsi giù: ho visto dischi di gruppi emergenti con fior fiori di etichette. Se non sbaglio “ Disperazione In Musica ” è il primo full length dei Santantonio: 16 etichette. Come hanno fatto? Han tirato fuori un demo, l'hanno fatto girare il più possibile mandandolo a distro, webzine, fanzine (aka sano sbattimento), hanno veramente gran cose da dire, e le etichette si sono fatte avanti. Semplice no? O quasi… :) Per pubblicizzare concerti si becca qualcuno col PC e con un minimo di capacità e gli si fanno fare dei volantini decenti, da stampare in tipografia o nelle copisterie universitarie (le più economiche, solitamente), meglio in formato A3. Poi qualcuno dovrebbe girare per più webzine e siti tematici possibili inserendo le date del concerto e ogni tanto facendo del sano spam su qualche guestbook di band locali (magari evitando di scassare troppo i cugghiuni). Infine, entro una decina di giorni dal concerto, due o tre serate a turno si fa attacchinaggio per la città cercando i punti strategici (l'università è ancora un buon punto): prendi un secchio, un pennello grande (Cinghiale!), acqua, farina, colla vinilica e via! Oppure c'è la colla per carta da parati, che mi è stato detto costare meno anche se non ho ancora provato. Poi ci sarebbe tutta la sturia per l'amplificazione: lì è questione di collaborazione tra gruppi… Per promuovere il disco il procedimento è analogo. Ormai con internet si ha la possibilità di trovare diverse webzine e fanzine (non scordiamoci le fanzine, sant'iddio!) senza troppi problemi. Mandi la mail, senti se sono interessati ad una recensione e magari intervista, spedisci il disco. Il CD speditelo senza box per risparmiare (notevolmente) sulle spese di spedizione: se il disco interessa il fortunato troverà di sicuro un box adatto, se non gli interessa affari suoi di quel che ci farà. Sempre per risparmiare compratevi un rotolone di carta con le bolle (7-8 euro una dozzina di metri), carta da pacchi (max 1 euro a foglio – un foglio sono svariati metri) e scotch da pacchi: fatevi i pacchetti da soli e spenderete meno delle buste preconfezionate (non abbondate con carta da pacchi e con le bolle o il peso del pacchetto aumenterà). Spedite il pacchetto con posta ordinaria non oltre il mercoledì: se lo spedite giovedì è probabile che non arrivi prima della settimana successiva, rimanendo così fermo il weekend alla posta e aumentando il rischio che vada perduto. Se dovete spedire grandi quantità di dischi, o anche un solo disco ma che DEVE arrivare a destinazione, usate la posta raccomandata o i pacchi ordinari (7 euro fino a 20 kg ; una settimana per il recapito): costano di più ma sono tracciati, quindi potete seguire su internet i loro spostamenti ( www.poste.it per prezzi e info rmazioni). Allegate sempre un foglio con un minimo di biografia del gruppo: darà una mano al recensore a inquadrare meglio il disco che deve recensire (consiglio squisitamente personale: evitate stronzate alla “Abbiamo suonato con i Derozer!”: a 99 recensori su 100 non gliene frega un cazzo e nessuno vi farà un applauso per questo). Tanta roba eh? E ci sarebbe dell'altro, ma mi sembra già di aver scritto troppo. In realtà quando hai iniziato a fare queste cose diventa poi tutto automatico, semplice e, in buona parte, divertente. Per consigli (che in ogni caso si rifanno esclusivamente alla mia esperienza personale: sicuramente c'è mooolta gente che ne sa più di me e che vi darà consigli mooolto più interessanti e utili di questi) mandatemi pure una mail (flavio – at – coseperse .it).
Andrea> (buco nero)...un ottimo istituto di estorsione. Ma il bollino sul CD fa sempre la sua porca figura! (sono sarcastico…) Flavio> oltre al fatto che sono dei ladri tutelati dal Governo?
Andrea> io e Mauretto lavoriamo come operai in un cantiere. Che vita di merda. Ma se il sito della sorella di Mauretto va bene siamo ricchi! Flavio> io sono uno sfigato senza lavoro e studio ancora all'università, ma penso che potrei essere un ottimo colf. Oltre ciò scrivo su un giornale locale, ma dire che mi pagano è un eufemismo.
Flavio> allora, io non ci tengo a dire quali gruppi non mi piacciono (da quelli che non approvo a quelli che mi stanno palesemente sul cazzo): non l'ho fatto in Voi e non lo farò in nessun altro contesto “pubblico”. Ritengo assolutamente inutile dire “Tizio non mi piace perché fa questo”, perché una volta detto, Tizio e i suoi fan verranno da me a dire “Non è vero che facciamo questo!”, oppure “Sì facciamo questo, ma non siamo noi a sbagliare, siete voi che anziché fare questo fate quello”, o ancora “Siete solo invidiosi perché voi questo non sapete farlo”, e via dicendo. Capisci il senso? Trovo inutile accusare pubblicamente qualcuno , preferisco criticare qualcosa : sarà il lettore di turno a decidere se anche lui ritiene che quel qualcosa è negativo e, eventualmente, a decidere chi è che fa quel qualcosa e chi no. E questo vale per ogni cosa. Prima vengono le azioni, poi le intenzioni, poi, eventualmente, il nome. E il nome, personalmente, è una cosa che mi tengo per i miei discorsi da pub tra amici, o per il mio sito personale. Infine, via, io non odio quasi nessuno... Dopo questo chiarimento posso dirti che non apprezzo i gruppi che curano più l'immagine del contenuto, o che comunque spendono tempo e denaro in un'enfatizzazione estetica che ha, come fine ultimo, quello di vendere più dischi possibili. Perché non venitemi a dire che le foto da boy band (magari tutti con le faccine pulite&incazzate) rappresentano il gruppo: io certa gente la vedo ai concerti e sono tutto fuorché ciò che vogliono trasmettere dalla foto; sono gente come te e me, allora perché quelle foto ridicole? Fatemi il piacere... Punk non doveva essere anche un modo di porsi chiaro e trasparente, reale e personale?... E non apprezzo i gruppi che ripropongono la roba che si sente al momento solo perché tira: mettete su una cover band a questo punto, oppure aprite la testa e tirate fuori qualcosa di originale (ed originale non vuol dire necessariamente “nuovo” o “innovativo”; vuol anche dire suonare qualcosa di già esistente riproponendolo con una chiave di lettura personale). Non apprezzo tante altre cose, ma già nel resto dell'intervista ho detto molto in proposito… Invece sono piacevolmente influenzato da una moltitudine di realtà, specialmente italiane. Ascolto molta roba e sono convinto che ogni disco mi influenzi a modo suo, quindi non saprei dirti da cosa sono stato più ispirato recentemente... Sicuramente dalla Torino Hardcore di metà-fine anni '90 (Frammenti, Belli Cosi, Arsenico, ultimi Arturo) e da sonorità punk rock e hardcore in generale (di recente ascolto ben volentieri Santantonio, Daitro, PHP,…). Poi, per questo disco, ci sono chiari riferimenti all'hip hop italiano: per chi è incuriosito da Voi non posso che consigliare di ascoltare Kaos (“ L'Attesa ” e i suoi Melma e Merda e Neo-Ex, in particolare); in lui troverete una mia palese fonte d'ispirazione per quella canzone, nonché nei Mach5 dello split coi PHP (Riot Records). Inverno , come dichiarato sul booklet, è stata in parte influenzata dalle sonorità dei Kalashnikov di “ Romatic Songs Of Dissidence ” (2001). E poi tanta altra gente… Curioso che in alcune recensioni abbiano accostato i nostri suoni a Bad Religion e Social Distortion, gruppi che non abbiamo mai approfondito più di tanto. Ancora più curioso i riferimenti di alcuni recensori fatti a Punkreas, Pornoriviste e la scena punk rock italiana della seconda metà degli anni '90, da cui per sonorità prendiamo tutte le distanze (nessuna critica particolare, semplicemente non è quello che ci interessa suonare): chissà che inconsapevolmente non abbiamo davvero riproposto quelle tematiche… In generale poi ascoltiamo tutti roba diversa: Andrea molto punk '77, ska e reggae; Mauretto si diletta anche con il metal… Cazzo ma non la finisco più di scrivere?
Flavio> guarda non lo so proprio. E' buona su molti aspetti ed è quasi pessima in altri (ma del tutto pessima non lo è, ancora), ma non so fare un confronto preciso con altre scene. Il fatto è che è facile dire “In America le cose vanno meglio!”, ma bisogna considerare anche il luogo storico, geografico, politico, economico e sociale in cui ti trovi. La scena italiana è quello che è perché è italiana, e non poteva essere altrimenti. I gruppi usciti finora, le tematiche trattate, le vicissitudini e le conquiste sono state queste perché il nostro territorio ha permesso questo. Fare un confronto con una nazione immensamente più grande, più ricca, più popolata e prosperosa della nostra – nonché diversa per cultura, storia, politica,… – è un errore. Alcune cose possono cambiare, questo sì, e diventare più simili a quelle di altre nazioni (ma poi non si parlerebbe di globalizzazione? Vedi tu…). In questo senso si è mosso qualcosa: adesso ci sono più gruppi che facilmente escono dai confini per tour spesati in Giappone, America ed Europa, cosa prima impensabile (almeno per quantità e qualità). Fa pensare che molti di questi gruppi, però, del sound tipicamente italiano non hanno nulla, tanto che se metti su il loro disco o quello di gruppi analoghi americani o svedesi o chi-tira-al-momento non noti la differenza (tranne nella pronuncia dell'inglese, a volte). Non saprei dire molto di più. Andrea> neanch'io conosco così bene la situazione negli altri Paesi, ma di sicuro nel nostro c'è ancora bisogno di collaborazione e di gente che veda la co-produzione come un mezzo per poter fare qualcosa di bello e importante.
Andrea> se un giorno non funzioneremo più come band abbiamo già in mente di fare una squadra di calcio, sempre e ovviamente autoprodotta. Ciao a todos. Flavio> beh ma grazie a te! Il favore ce lo fai tu ed il piacere è tutto nostro. Grazie a te ancora e a chi si sbatte e a chi fa. Un abbraccio a tutti. Intervista curata da ChrisPlakkaggioHC |